Essere medici oggi significa assumersi una responsabilità storica, costituzionale ed europea: custodire i diritti, sollevare la sofferenza, difendere la dignità umana, costruire pace ogni giorno”.

È questa la conclusione a cui giunge il Manifesto “Medici e Pace” approvato dal Comitato Centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sottoscritto a Perugia, nell’ambito del Convegno “Curare senza paura”.

il Manifesto “Medici e pace” segna una presa di posizione forte della professione medica sul rapporto tra salute, diritti e costruzione della pace. Il documento richiama il ruolo dei medici come custodi dei diritti e promotori di una convivenza fondata sulla dignità umana.

Il Manifesto afferma con chiarezza che “ogni atto medico è un atto di pace”, perché curare senza discriminazioni significa contrastare le disuguaglianze che alimentano i conflitti e rafforzare la coesione sociale. Garantire il diritto alla salute, sancito dalle Costituzioni democratiche e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, rappresenta infatti uno dei pilastri della convivenza pacifica. Dove la salute è riconosciuta come diritto universale, le società sono più giuste e più stabili.

Il documento sottolinea anche il valore dei sistemi sanitari pubblici e universalistici, definiti vere e proprie “infrastrutture di pace”, perché rendono concreti e quotidiani i diritti fondamentali. Al contrario, la guerra distrugge proprio questi presìdi di civiltà: colpisce i civili, devasta le strutture sanitarie e moltiplica sofferenza e ingiustizia.

Nel Manifesto i medici assumono sette impegni fondamentali:

  • riconoscere nei diritti fondamentali e nelle Costituzioni il fondamento della pace;
  • difendere il diritto alla salute come diritto umano ed europeo;
  • sostenere sistemi sanitari pubblici, solidali e universalistici;
  • tutelare i pazienti più fragili in ogni contesto;
  • chiedere il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, con la protezione degli operatori sanitari;
  • rifiutare la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti;
  • testimoniare, attraverso scienza ed etica, che la cura è un linguaggio universale.

Presentando il documento, il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli ha ricordato come la guerra rappresenti la negazione stessa dei valori della medicina: «Ogni atto medico è un atto di pace. La guerra distrugge ciò che la medicina difende e colpisce ospedali e operatori sanitari. Quando un ospedale viene bombardato o un medico viene ucciso mentre presta soccorso, non è solo una violazione del diritto internazionale: è una ferita inferta all’umanità intera».

Il Manifesto collega così l’etica professionale della medicina alla responsabilità civile e democratica dei medici. Curare significa affermare la dignità di ogni persona e rifiutare la logica della violenza. In questo senso, sottolinea il documento, la cura non è solo tecnica ma anche relazione e responsabilità civile, e la pace non può essere considerata un semplice auspicio ma un impegno concreto da costruire ogni giorno.

La scelta simbolica di Perugia e Assisi – luoghi storicamente legati al dialogo e alla fraternità – richiama inoltre il messaggio universale di San Francesco, a ottocento anni dalla sua morte: il rispetto della vita, la tutela dei più fragili e il rifiuto della violenza come strumento di relazione tra i popoli.

Il Manifesto “Medici e pace” si propone dunque come un impegno etico e civile della professione medica, che riafferma il valore della salute come diritto universale e fondamento di una pace giusta e duratura.

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